Sostenibilità dei materiali e tecnologie per la cura: sono stati questi i due grandi filoni al centro dell’evento conclusivo del percorso Future Women Innovators, ospitato il 27 maggio all’Arena NEXT delle Fiere di Parma nell’ambito di SPS Italia. Un appuntamento che ha messo in primo piano il contributo delle giovani scienziate e, soprattutto, il valore della ricerca quando riesce a tradursi in soluzioni concrete per la società e per il sistema produttivo.
L’iniziativa nasce dalla sinergia tra ART-ER e Università di Parma, con il coinvolgimento di She is a Scientist e She SPS Italia, e ha acceso i riflettori su un tema cruciale per l’ecosistema dell’innovazione: accompagnare la ricerca accademica verso l’impatto, riducendo al contempo il divario di genere nelle discipline tecnico-scientifiche. Come Tecnopolo di Parma – Università di Parma, abbiamo seguito e sostenuto questo racconto di competenze, visione e nuove traiettorie professionali, in un contesto – quello di SPS – in cui innovazione e industria si incontrano naturalmente.
Dal dottorato alle opportunità: il valore delle connessioni
Ad aprire i lavori è stato il Rettore dell’Università di Parma, Paolo Martelli, richiamando l’attenzione su un punto chiave: innovare non significa solo introdurre nuovi strumenti, ma costruire prospettive e risposte concrete ai bisogni reali.
Da qui, il dialogo tra Nicole Ticchi (Presidente di She is a Scientist) e Vera Codazzi (COI&C Innovation Network Manager di Chiesi) ha offerto uno sguardo pragmatico sulle possibili traiettorie dopo il dottorato: percorsi che passano dalla ricerca al trasferimento tecnologico, dall’impresa all’innovazione in azienda, e che richiedono un ecosistema capace di connettere competenze, opportunità e persone.
La Pitch Session: quando i dati diventano progetti
Il cuore dell’incontro è stata la Pitch Session, dove esplorazione e visualizzazione dei dati si sono trasformate in proposte dal forte impatto sociale e ambientale.
Sostenibilità dei materiali: oltre l’eco-design, il nodo del riciclo
L’ingegnera Maria Vittoria Rizzo, dottoranda in Ingegneria Industriale, ha affrontato una delle sfide ambientali più complesse partendo dai numeri: oggi solo una quota limitata della plastica viene effettivamente riciclata, e una percentuale ancora più ridotta riesce a rientrare in un ciclo “virtuoso” a circuito chiuso.
Il progetto presentato, Re.Mo.Pack, propone un approccio centrato su imballaggi mono-materiale (costituiti per almeno il 95% da un singolo polimero, come PE o PP) compatibili con le linee industriali esistenti. Attraverso la valutazione dell’impatto con strumenti come il Life Cycle Assessment (LCA), emerge un messaggio molto chiaro anche per le aziende: la progettazione sostenibile è fondamentale, ma da sola non basta se non esistono infrastrutture e sistemi in grado di recuperare e trattare davvero quei materiali.
Tecnologie per la cura: AI e IoT per monitorare il Parkinson “nel tempo”
Con Marta Bettini, dottoranda in Tecnologie dell’Informazione, il focus si è spostato sull’innovazione data-driven in ambito salute. Nel pitch “Oltre la clinica: AI e IoT per monitorare il Parkinson”, la criticità di partenza è il limite della valutazione clinica tradizionale: spesso una visita restituisce l’immagine di un momento specifico, in tempi brevi e in un contesto controllato, lontano dalla quotidianità.
La proposta esplora l’impiego di sensori indossabili e dispositivi IoT per osservare il movimento in modo continuo e oggettivo, anche a domicilio. Analizzando parametri come accelerazioni ed equilibrio con modelli di Intelligenza Artificiale, diventa possibile supportare il percorso terapeutico e individuare segnali utili con maggiore tempestività. Non per sostituire lo specialista, ma per affiancarlo con dati misurati nel tempo: un cambio di prospettiva che può fare la differenza nella gestione di malattie dinamiche.
Un messaggio che resta: tecnologie abilitanti, impatto reale
Il confronto finale tra tutte le speaker ha chiuso l’evento con una visione condivisa: le tecnologie abilitanti, se guidate da analisi rigorose e orientate all’impatto, possono diventare un motore concreto per lo sviluppo del territorio. E percorsi come Future Women Innovators dimostrano quanto sia strategico valorizzare il talento delle giovani ricercatrici, creando ponti tra università, imprese e società.






